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La pubblicità

Passo le serate davanti alla televisione impegnata nel continuo zapping da un canale all'altro per  sottrarmi alla pubblicità. E mi è venuta voglia di sfatare un tabù; anzi, direi, di affrontare un Moloch della nostra epoca. Si, perché dire che  vivo le interruzioni pubblicitarie, sempre più frequenti dei programmi TV,  come una violenza gratuita fatta alla salute mentale dei telespettatori, di questi tempi è considerata un'eresia.

Mi infastidisce l'insistenza, gli ammiccamenti, l'intrusione improvvisa nei programmi che si scelgono, la miriade di immagini che non c'entrano nulla con ciò che si vuole pubblicizzare; mi irrita  l'invasione della la mia mente, quel susseguirsi frenetico di frasi veloci (il tempo è denaro) spesso gridate o addirittura urlate. Mi infastidisce quella sequenza di spot  su spot dove si  ripetono sempre le stesse cose: le dosi massicce che ci vengono imposte sembrano dirci che noi, cari consumatori, dobbiamo ficcarci bene in testa la tale marca e correre a “consumare” il tal prodotto.

Mi infastidisce anche l'ammiccamento di chi annuncia lo stacco pubblicitario nel bel mezzo di un programma,  invitando i telespettatori a non sottrarvisi cambiando canale: “rimanete con noi”. Allora lo sanno che ci passa la voglia di rimanere. Ma dobbiamo capire...noo?

La pubblicità è l'anima del commercio, si dice, ma non può rompercela l'anima. Si dice anche che senza la pubblicità non potrebbero uscire molti giornali, non potrebbero sopravvivere i programmi televisivi, e chissà che altro. Vuoi dire che con meno pubblicità si fermerebbe il mondo? E' dunque solo questo il modo per sapere se un prodotto è buono e necessario? La pubblicità può essere anche utile, ma farcene fare indigestione può  produrre l'effetto contrario.

Nel resto d'Europa come fanno?

Che TV è mai questa? Perché mi devo sorbire ogni sera immagini impazzite di auto, di profumi,  di giovani donne (perché le donne poi?) che puzzano di orina, fino al punto di vergognarsi ad entrare in ascensore con altre persone; altre  che urlano per l'orrore di avere i calcagni  screpolati; postine con le dentiere che vorrebbero mangiare dolci e non possono; persone con le gengive insanguinate perché non usano il tal dentifricio; una marea di gente con lo stomaco in fiamme;  uomini che potrebbero avere problemi alla prostata, ma non lo sanno; inventori di biscotti che parlano con le galline; una sequela di detersivi che smacchiano meglio di quelli degli spot precedenti...e via senza sosta.  I rimedi per tutti ci sono, e sono quelli pubblicizzati in TV. Naturalmente.

Nel turbinio di offerte non possono mancare le marche più svariate di cellulari, smartphone e tutto ciò che oggi ci permette di comunicare, corredati dalle più svariate offerte di abbonamenti che  valgono per un anno e che, come se non bastasse, ti vengono  riproposte all'ora di cena per via telefonica. Devono convincerti a rincorrere continuamente il gestore dell'ultima offerta più conveniente, aspettando la prossima convenienza.  Che stress! Non se ne può più! 

Mi domando se sia corretto trattare il popolo televisivo in questo modo. E per che cosa? Per strapagare direttori, conduttori, comici, presentatori, ballerine, e chi più ne ha più ne metta. Compresa la RAI, che non si accontenta del caro canone che paghiamo.

Le TV commerciali vivono di sola pubblicità è vero, ma potrebbero darsi una regolata,  rispettandoci di più. E poi, si deve diventare ricchi a nostro discapito?  Perché dobbiamo sapere che mentre loro guadagnano tanto noi, tutta quella ricchezza la paghiamo con  l'aumento dei prezzi sui prodotti pubblicizzati. Grazie tanto!

Chi sarà disposto a salvarci  da un tale impazzimento con una opportuna regolamentazione?  Abbiamo tanto bisogno di  un po' di buon senso.

Tonina Santi

Tag(s) : #Costume - Societa