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Inutili paternalismi

Dopo Vittorio Feltri, che alla vigilia della ricorrenza del 25 novembre, su Il Giornale, si  dichiara indignato per il clamore suscitato negli ultimi tempi dai cosiddetti femminicidi”, e afferma che “128 donne massacrate nel 2013, sono in assoluto troppe, ma relativamente ai 60 milioni di cittadini italiani, statisticamente parlando, sono pochissime”  Violenze e soprusi, su vecchietti e bambini sono all'ordine del giorno, scrive, ma nessuno sembra occuparsene tanto quanto la questione del femminicidio. Eccolo qui il benaltrismo in cui si svicola quando non si vuole riconoscere la specificità di un problema:  stanno male tutti quindi, non sta male nessuno.

Guido Ceronetti su La Repubblica del 27 dicembre, rifacendosi alla “giornata salvadonne” ci bacchetta invitandoci a regalargli la cancellazione della parola ”femminicidio” che, a suo dire, abbasserebbe le donne a “tutto ciò che in natura è di genere femminile, dunque zoologico, col destino comune di figliare e allattare”. Preferirebbe la sostituzione di tale sostantivo con  “ginecidio appartenente alla schiera dei derivati dal greco classico”. Una discendenza più nobile?

Per dimostrare la giustezza del suo dire, si compiace di fare sfoggio della sua cultura citando fatti,  personaggi, poeti e filosofi ammalati di misoginia (da Euripide a Nikola Tesla), che pur restando alla larga dalle donne, mai le avrebbero uccise. Ma non ne avevano bisogno perché la storia,  la cultura che stanno alle nostre spalle, raccontano dell'uccisione delle loro anime, raccontano della secolare  subordinazione femminile all'uomo, di un destino precostituito socialmente e giuridicamente.

Io personalmente non cambierei la parola femminicidio. Non intenderei farle questo favore, caro Ceronetti, continuerei a chiamare femminicidio l'uccisione delle donne da parte degli uomini.

Penso che lei abbia in memoria le battaglie delle donne degli anni settanta per la liberazione da un ruolo di asservimento all'uomo. Lo abbiamo chiamato “femminismo” con orgoglio, volendo significare che occorreva ripartire dalle origini, per riscoprire le differenze di genere dando valore a entrambe: il solo modo per rendere possibile una vera uguaglianza tra uomini e donne. E per poter scegliere liberamente il proprio percorso di vita.  Forse è questa “disobbedienza” che non viene accettata, che spinge i tanti che dicono di amarci alla violenza, ai maltrattamenti, all'uccisione.

E' questa la questione da discutere, è questo il tema del dialogo che dobbiamo tentare di fare insieme. Né Feltri, né Ceronetti però hanno dimostrato di interessarsene, di voler capire le ragioni per cui troppi appartenenti al genere maschile (che non figliano né allattano) ammazzano tante donne.

Dire che “violentare, è lo stesso che uccidere l'eterna legge trasgressiva di Antigone, quella dell'amore perdutamente ed esclusivamente scritta sugli astri” fa parte della cultura di chi intende dimostrarsi dotto. Ma le sopraffazioni, le uccisioni sono di questa terra. Ora.  E sarebbe meglio chiamarle col loro nome per aiutarci a svelarne il malessere. Gli astri non c'entrano nulla.

Tonina Santi

Tag(s) : #Opinioni