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Queste può o meno sono state le sensazioni/reazioni rispetto alle recenti vicende che hanno riguardato il “mio” partito. Boh forse proprio recenti no, perché c’erano tutte le premesse con il no al referendum. Ma vedere accadere il non immaginabile è diverso.

Penso che chi se ne va sbaglia, rinunciando a combattere per le proprie idee e per la leadership nella casa comune e denuncia la propria debolezza. Che lo faccia D’Alema (intelligenza rancorosa) non mi sorprende troppo, Bersani (e la ditta?) ed Epifani non li capisco proprio, Rossi e Speranza potevano avere un ruolo significativo nel PD (allora perché?).

Chi fa politica non deve fare testimonianza ma cercare di cambiare le cose, con realismo e compromessi, lottando per fare trionfare le proprie posizioni. Forse mi sbaglio, ma prevedo che il gruppo che ha lasciato il PD si frantumerà, riunirà, spaccherà ecc. e sarà destinato alla sostanziale irrilevanza (Civati chi?, Fassina chi?….), ma esercitata sempre con alterigia e senso di superiorità morale.

Adesso è tempo di congresso e ritengo sia una occasione per ripartire e per rimediare agli errori che ci sono stati (e ci sono stati). Penso che Renzi abbia fatto cose buone come governante e abbia buone capacità comunicative, ma si è troppo chiuso in un circolo ristretto, perdendo il contatto con il resto del mondo, legandosi a frequentazioni “dubbie” (vedi De Luca) e giocando alla roulette con il referendum. Riguardo al partito poi il suo palese disinteresse (per il rapporto diretto con gli elettori il partito non serve e potrebbe spingere a confronti nel merito), l’ha condotto vicino alla estinzione, e questo per me è un errore.

Per questo - per un rilancio del partito, per una maggiore pluralità, per una discussione più aperta, per una maggiore capacità di coinvolgimento, per porre un freno a ulteriori fuoruscite - ho deciso di appoggiare la candidatura di Orlando. Renzi è forte e penso che vincerà, ma spero comunque che si crei una situazione più aperta. Non è questione di preferire una persona a un'altra (sarebbe superficiale), non è questione di programmi (non ancora noti), ma una scelta di “opportunità” politica per rilanciare il partito che ho contribuito a fondare e credo sia ancora l’unica seria speranza per il paese.

Mi piacerebbe aprire su questo un dibattito serio e appassionato tra chi crede ancora al PD, ma anche tra chi non ci crede più.

Carlo Bonetti

Tag(s) : #Opinioni