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http://www.yourself.it/wp-content/uploads/2013/02/social-network-cervello-allenato.jpegNella riunione di Venerdi scorso a Maslianico tra le tante cose che sono state dette, è emersa una diversità di opinioni tra alcuni che sostenevano l'indispensabilità dell'utilizzo dei social network per lo scambio di informazioni e di idee, mentre altri ritenevano non sufficiente  tale modalità di approccio per  costruire la nostra politica. Io penso che la ragione stia da entrambe le parti.

        E' vero che l'utilizzo sempre più intensivo della rete  sarà nel DNA del nostro futuro, ma non sempre il futuro può ritenersi migliore solo perché è “futuro”. La storia insegna abbondantemente. Bisognerebbe poter valutare quanta qualità di vita, quanta umanità migliore può produrre tanta informazione, tanto sfogo personale, tanta spontaneità di pensiero contenuta nei blog se non si riesce a tradurre in un lavoro concreto di costruzione di un pensiero, in una sintesi politica praticati nella relazione tra coloro che intendono delineare i presupposti per una società migliore: in questo caso parliamo del PD.

           Si dice che tra le tante parole dei blog, bisogna saper scegliere. Però, per scegliere, mi devo ingurgitare prima tutto il surplus di informazioni, intasandomi il cervello con ciò che mi può interessare, ma anche con ciò che considero spazzatura.

       Ciò che mi racconta una donna che incontro al mercato per me è altrettanto importante di una notizia su un blog. Questo tipo di relazione non può essere sostituita. E' importante per il presente e lo sarà anche per il futuro: l'informazione che mi viene da questa donna è importante tanto quella letta sulla rete. E' una questione di equilibrio tra la vita concreta delle persone e l'uso dei social network di cui dobbiamo tenere conto

          Giocare in un cortile o su un prato può essere superato dal gioco su internet per la formazione di un adolescente? Non credo. Si tratta di poterli agire entrambi. Sta di fatto che lo spazio pubblico è considerato un costo e non lo si concede, il gioco via internet invece, dato che  prefigura un guadagno per chi lo vende, viene offerto a iosa.

          Ieri sera è stato anche ampiamente trattato il tema dei tradimenti, della necessità di scoprire i “bastardi” che non hanno votato come si doveva, di espellerli dal partito, e così via. Mi sono chiesta: se i 101 che hanno tradito, che pare possano essere scoperti perché twittavano o giù di lì, abbiano potuto in questi anni esprimere all'interno del PD qualche dissenso, iniziare un dialogo franco sui loro dubbi e, se lo avessero fatto, come sarebbe stato accolto questo dissenso, considerato che si usa tenere un poco distanti coloro che non si allineano sempre(vedi Renzi, Puppato, Serracchiani...). Uno spazio vero per il dialogo, avrebbe forse evitato ciò che è accaduto? Forse.

            La connotazione democratica di un partito non è data solo dal logo che si è scelto, ma   sta  innanzitutto nelle modalità dell'ascoltare senza demonizzare, del pensare, del saper mettere a frutto la complessità delle situazioni per riuscire a costruire proposte, anche dal basso, visibili al popolo del PD, ma non solo

Per fare questo, occorre darsi il tempo necessario, avendo la convinzione che non è tempo sprecato. Anzi.

 

Tonina Santi


Tag(s) : #Il partito