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Non riesco a fare a meno di acquistare ogni giorno almeno un quotidiano, nei fine settimana due, qualche volta tre. Ne prenderei anche di più, ma so di non avere tempo di leggerli.

L’abitudine di leggere i giornali l’ho acquisita da ragazzo, quando si leggeva “il” giornale, cioè il Corriere della Sera, riferimento obbligato, austero e sobrio, per la borghesia milanese.

Sono passati gli anni e il panorama editoriale si è arricchito di nuovi protagonisti e i quotidiani, anche generalisti, sono diventati marcatori di opinione: leggi Repubblica, allora sei di sinistra, talvolta guardato con sospetto (dove ci ha portato il berlusconismo, a cui imputo anche questo!).

In realtà comunque, anche se è vero che sono di sinistra, le ragioni per cui leggo Repubblica sono diverse. In buona parte c’entra l’abitudine: a un formato, a una impaginazione, alla disposizione delle notizie e rubriche. Poi sicuramente una ricchezza di contenuti, non solo politici, ma dei diversi aspetti della società, attenzione a temi non usuali, giornalisti seri e curiosi, collaboratori esterni stimolanti (le quotidiane riflessioni di Serra valgono da sole un piccolo trattato).

Questa impostazione “ricca” richiede molte pagine e molto tempo, se si vuole anche solo avere una idea di tutto. Solo nei mie periodici viaggi in treno per Roma riesco a ricavare il paio d’ore necessarie per leggere davvero il giornale.

Avendo ricevuto in regalo un iPad mi sono recentemente avvicinato alla versione elettronica, certo più ecologica e quindi preferibile, ma non è la stessa cosa. Al di là del fatto tattile (sfogliare un giornale, strappare le pagine che interessano, segnare a penna passaggi rilevanti) lo schermo costringe, paradossalmente, a una lettura più sistematica, non risultando praticabile il “colpo d’occhio” con cui si ha una visione complessiva di due pagine in pochi secondi. Ci vorrebbero versioni studiate apposta per questo: qualche esempio comincia ad esserci, ma sono ancora versioni povere, più centrate sull’immediatezza della notizia, ridotta alla sua essenzialità, che non alla conoscenza e all’approfondimento.

Quindi devo rassegnarmi alla carta per avere ricchezza di contenuti e fruibilità. Molta carta che deve essere prodotta, stampata, distribuita e….finire nei rifiuti, per iniziare un nuovo ciclo, consumando energia ad ogni passaggio. Il rito domenicale di accumulare e impilare i giornali vecchi, per lo smaltimento, mi crea sempre qualche senso di colpa, solo leggermente lenito dal pensiero del riciclo attraverso la raccolta differenziata. Ma se vuoi avere una buona informazione….

Oggi però ho vacillato quando in edicola mi hanno consegnato un involto voluminoso e pesante. Dapprima ho pensato che ci fosse un errore e fossero più giornali o più copie dello stesso. Ma non era così, si trattava semplicemente di una edizione particolarmente ricca.

La composizione del numero odierno è:

  • il giornale di base con 56 pagine nazionali (numerate con numeri arabi) di cui 12 interamente pubblicitarie e altre 17 parzialmente pubblicitarie, 10 pagine milanesi (numerate con numeri romani) di cui 2 interamente pubblicitarie e altre 3 parzialmente (moderatamente) pubblicitarie, 22 pagine non numerate interamente dedicate ad annunci immobiliari (mercato fiorente o disperato?) – totale 88 pagine

  • l’abituale supplemento del lunedì (perché non alla domenica, quando c’è più tempo di leggere?) di 64 pagine di cui 6 interamente pubblicitarie e altre 27 parzialmente pubblicitarie

  • il supplemento (molto bello) di una edizione “stralcio” del New York Times in inglese di 8 pagine, 3 di queste con immancabile pubblicità (in 2 casi in inglese!)

  • l’edizione di “Album di Repubblica” dedicata al “Papa a Milano” di 32 pagine, di cui 13 interamente pubblicitarie (non so perché parecchie di auto, 2 pagine centrali della BMW!) e altre 17 parzialmente (abbondantemente) pubblicitarie, con qualche accostamento surreale: sotto un articolo titolato “i giorni di Benedetto XVI – un tour alla scoperta della città” una vistosa pubblicità di un ristorante con foto di lussuosi manicaretti e champagne!

Complessivamente sono 192 pagine, di cui 55 (!) interamente pubblicitarie e altre 67 variamente occupate in parte da pubblicità. Cioè ho comprato circa 110 pagine di giornale (veramente tante, troppe per un solo giorno, senza alcuna possibilità di essere lette) e una ottantina di pubblicità (una vera enormità). So bene che la pubblicità serve a sostenere l’editoria, ma se queste risorse servono a produrre più pagine di dubbia utilità ha un senso tutto questo?

Aggiungo che l’insieme del giornale di oggi ha un peso di poco superiore ai 600 grammi!!! Per fortuna non tutti i giorni è così: in questo caso solo io sarei responsabile del consumo (produzione, distribuzione e distruzione) di poco meno di 200 kg di carta stampata! Non faccio il conto dell’energia impiegata e delle emissioni di CO2 prodotte, perché sono dati troppo scomodi.

Forse questo è un esempio limite, ma tutta la nostra vita quotidiana è fatta di sprechi, oggetti ipertrofici di scarsa utilità, a cui ci siamo abituati e a cui non facciamo più caso, o addirittura ce ne rallegriamo, come segno di opulenza e di progresso, senza vederne l’irrazionalità.

Se cominciassimo a essere più attenti e consapevoli sull’impatto ambientale delle nostre piccole abitudini?

Carlo Bonetti  ( carlobonetti@interfree.it )

Tag(s) : #Costume - Societa