Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog

Pierluigi-Bersani-450x362Cerco di mettere scritte alcune considerazioni che già avevo meditato la sera dell’ultimo incontro nella sede PD di Maslianico. Non sono in grado di produrre una analisi complessiva e confesso che le analisi complessive in questo momento mi lasciano perplesso perché di fronte a una situazione molto complessa dovrei essere a conoscenza di moltissimi dati che non posseggo. Quindi sono suggestioni dettate dalla lettura di articoli o da intuizioni personali.

Credo che al primo posto fra i motivi del terremoto elettorale sia da mettere la situazione economica e sociale italiana, che viene abbondantemente citata ma forse non abbastanza riconosciuta. Solo all’epoca delle dimissioni di Berlusconi è sembrato diventare consapevolezza diffusa la gravità del caso Italia e lo spettro della insolvibilità. Successivamente questa percezione si è affievolita ed è tornata in primo piano la ribellione agli stessi provvedimenti che sono stati la ragione dell’miglioramento del debito e della credibilità internazionale che, non dimentichiamo è necessaria in un mondo di libera circolazione dei capitali e di speculazioni in agguato.

Ma la grave situazione di una Italia che non cresce, in piena crisi di sfiducia, dove è quasi impossibile fare una nuova impresa e dove è difficilissimo condurre le imprese esistenti, dove non c’è credito e le imprese annegano nei debiti e nei crediti inesigibili dello Stato; dove la disoccupazione è ai massimi e così la tassazione sul lavoro e su tutto il resto, mi sembra dimenticata da chi analizza le cause del voto.

Il Pd è stato investito in pieno così come del resto anche Monti dall’ondata di rifiuto e di disperazione, di incertezza e di ribellione che covava sotto la cenere e che non è stata convinta da una proposta ragionevole di cambiamento nella continuità istituzionale.  C’è da aggiungere che la crisi sociale ed economica si è aggiunta alla crisi dei partiti che avevano perso quasi completamente la loro credibilità e che lo svolgimento delle primarie Pd è solo in parte riuscita ad invertire la impressione che il Pd fosse un partito diverso dagli altri, anche perché per molti aspetti non è un partito diverso. Parzialmente ci è riuscito grazie alla battaglia democratica Bersani-Renzi ma solo parzialmente; la vicenda MPS è stata esiziale da questo punto di vista così come la vicenda dei fondi ai partiti. Mps credo sia costata moltissimi voti.

Grillo e Berlusconi avevano ed hanno due ricette: il primo , distruggere i partiti principale causa del disastro; il secondo, togliere le tasse, l’IMU, e l’eterna lotta al comunismo che ti porta via la ricchezza. Due ricette semplici ma comprensibili dai soggetti sociali di riferimento. La nostra ricetta basata sulla ragionevolezza, il buon senso, la progressiva riduzione delle disuguaglianze, la focalizzazione del lavoro come problema fondamentale era troppo complicata e difficilmente appetibile per masse di persone incazzate e deluse. I Sondaggi che ci davano in vantaggio non tenevano conto dei milioni di incerti che via via si sono poi decisi di mettersi dove tirava il vento più impetuoso.

Poi c’è certamente il PD: la fragile leadership di Bersani , la delusione dei Renziani, l’incapacità di rappresentare i veri problemi italiani in tutta la loro drammaticità, la difficoltà di trovare freschezza e entusiasmo; una comunicatività assente, priva di coraggio, di sentimenti e di speranza ma che si affida ancora a credenze ormai desuete, a un linguaggio standardizzato da molti anni, il politichese, e alla mancanza di attitudine all’ascolto.

Ma quello che sento a proposito di questo punto è che la critica non riguarda solo i dirigenti ma riguarda noi, tutti noi. Io per primo naturalmente. Conosciamo la gente che ci circonda? Conosciamo i loro bisogni? Abbiamo il coraggio di credere a contenuti condivisi, di elaborarli di farli diventare proposte; ma farlo noi, senza aspettare che vengano dal Centro.

Sappiamo ascoltare? Abbiamo l’entusiasmo per organizzare con piacere e ottimismo iniziative che nascono dai bisogni del nostro territorio. Vediamo il nostro Partito come un soggetto di cambiamento, protagonista di quei cambiamenti che noi desideriamo per noi stessi? E sappiamo guardare proprio dentro di noi, dentro il nostro Partito per farlo cambiare? Cambiare il Partito vuol dire promuovere persone intelligenti, capaci di ascoltare, di parlare in modo semplice, di essere comprensibili, di essere coerenti. Mi sembra che sia riduttivo incolpare Il leader, perché tra il resto Bersani mi sembra uno dei pochi bersaniani che sentano il cambiamento come necessario e che siano d’accordo anche di farsi da parte quando sarà il momento ma che avvertono che ora non è il momento di tirarsi indietro. Mi sembra giusta la frase che ora è il momento non di fare quello che si vuole ma quello che si deve.

Mi sembra ingiusto vedere pregi in chi fino ad ora non ha mai governato non ha ancora sperimentato se stesso; sentire attrazione per metodi di comunicazione che nemmeno conosciamo, solo perché sono vincenti e perché sono nuovi. Vediamoli alla prova prima di giudicare, osserviamo, ascoltiamo. Intanto cerchiamo di non dilaniarci fra di noi e di imparare dalla non vittoria. Ci aspettano tempi molto difficili.

Ho fatto un grande sforzo ma mi sembrava giusto cercare di dare un contributo personale pur senza certezze.

 

Franco Gerosa


Tag(s) : #Opinioni