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di Tonina Santi

Vai alla posta centrale di Como per pagare le salate bollette e quando stai per andartene l'impiegata ti propone l'acquisto dei gratta e vinci. Proprio così: “Signora, non prende un gratta e vinci?” Mi accorgo allora che sul piano di appoggio davanti allo sportello sono sciorinati a ventaglio un buon numero di biglietti e che all'interno dell'ufficio ve ne sono tanti altri, pronti a sostituire quelli venduti.

Sono sbigottita! Ma come, anche negli uffici postali si incentivano le persone a giocare?

Vengo poi a sapere che il personale delle poste è spinto dalla dirigenza a vendere, oltre ai prodotti propri della tradizione, anche quelli più disparati: prodotti finanziari, giocattoli, libri, gratta e vinci.... Un mercato generale insomma. Ho anche sentito che gli impiegati vengono sollecitati a vendere di tutto, e a coloro che sanno vendere meglio vengono assicurati incentivi economici.

In compenso, la posta viene consegnata ogni due giorni - quando va bene - e si lamenta la scarsità del personale ...

Privatizzare è sempre bello? Ditemelo voi.

Cosa sta succedendo nel nostro paese? Già moltissimi bar si sono trasformati in sale da gioco; parecchi hanno ridotto lo spazio destinato a chi entra per bere il solito caffè, per poter installare sempre nuove slot machines. Spesso si entra in un bar, considerando una pausa quei cinque minuti dedicati a sorseggiare una bibita o un caffè. Macché, ci si ritrova immersi nel tintinnio nervoso di macchinette su cui si accaniscono persone perse nel loro sogno di vincere un po' di denaro col quale, probabilmente, non riusciranno nemmeno a coprire le precedenti perdite. Così, stanno diminuendo altri luoghi di socialità, di relazione tra i frequentatori abituali, le due chiacchiere, il saluto, l'augurio di una buona giornata.

E' un fenomeno che dilaga a vista d'occhio. Alla tristezza del paese in crisi, dei giovani disoccupati, dei precari, dell'incertezza del futuro, sembra sostituirsi via via una società malata di illusioni. In questo capitalismo gestito in modo selvaggio, del resto, l'imposizione a consumare ci viene propinata a dosi massicce a cominciare dalle TV nostrane, che si permettono di farci seguire a rate, sempre più ravvicinate, i programmi che scegliamo. Un vero tormentone. Il consumo, anzi il consumismo, richiede di avere sempre più denaro da spendere, e se non lo abbiamo perché non aggrapparsi all'eventuale fortuna?

All'inizio della crisi molti dissero che poteva essere un'occasione per imparare ad adottare stili di vita più rispettosi della nostra umanità. Per l'ossessione dei soldi, infatti, abbiamo saccheggiato (e continuiamo a saccheggiare) il territorio, inquinato le nostre “chiare, fresche et dolci acque”, reso malata l'aria che ci consente la vita e che a sua volta ci ammala. Ma chi pensa a come uscirne? Meglio aspettare che piova... Che piova il veleno sulla nostra terra, e nelle nostre acque.

E' un discorso morale o moralista? Non lo so. Ma sento che è importante rifletterci.

Il 13 febbraio tantissime donne italiane hanno manifestato in nome della loro dignità. Credo che tutto il Paese abbia bisogno di una scossa per ritrovare la propria dignità. E il proprio orgoglio.

Tag(s) : #Costume - Societa