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Porcellum0001.jpgLa raccolta di firme per il referendum sulla legge elettorale è stato un successo grandioso, molto al di là di ogni speranza, nonostante il sostanziale silenzio dei mezzi di informazione. Con un po’ più di tempo e di informazione la partecipazione sarebbe stata assolutamente travolgente.

Questo testimonia, se ce ne fosse stato bisogno, che, al di la degli specifici quesiti e persino del concreto esito sul sistema elettorale, c’è una diffusa, grande voglia di cambiamento, di ritornare ad essere protagonisti, partecipi delle scelte, come con i referendum sull’acqua e sul nucleare.

Il nostro Circolo si è posto attivamente e con convinzione su questo percorso, con una ampia mobilitazione attiva degli iscritti, a cui va un sentito grazie.

In questa avventura però, purtroppo, il partito, nei suoi organi dirigenti non c’era. Nessuna spinta, nessuna mobilitazione, nessuna indicazione; solo un sostanziale silenzio e una posizione di non ostacolo alla evidente voglia degli iscritti di mobilitarsi.

Posso fornire anche qualche testimonianza diretta. Ho dovuto contattare personalmente il comitato referendario a Roma, perché da parte del partito nessuna indicazione, nessun materiale. Ho partecipato, a Pesaro alla riunione nazionale dei tesorieri e responsabili dell’organizzazione, quale migliore tribuna, e non una sola parola è stata spesa sul referendum, nelle relazioni ufficiali. Ho scritto una lettera aperta alla segreteria provinciale invitandola a prendere posizione favorevole alla raccolta di firme: nessun cenno, neanche di ricevuta. La scorsa settimana si è svolta la direzione provinciale, con la partecipazione del segretario regionale: nessun accenno al referendum.

E ancora, provate a guardare sul sito del PD nazionale, anche oggi: poche righe dedicate al risultato straordinario di mobilitazione popolare.

Una dichiarazione attribuita a Bersani dice "Non ci abbiamo messo il cappello, ma i banchetti per raccogliere le firme sì". Caro Segretario, non è un po’ poco? Avreste anche dovuto impedirci di raccogliere, orgogliosamente, le firme sotto le nostre bandiere? Non è tatticismo, per non scontentare qualcuno nel partito o possibili futuri alleati? Non è sordità verso i movimenti spontanei dei cittadini, che si possono manifestare, al di la del voto, solo con proteste o movimenti, come quelli referendari, di ricostruzione del tessuto politico?

E non venite, per favore, a dirci che il risultato del referendum sarebbe tecnicamente pessimo, che c’è da parte del PD una proposta migliore, che su questo si giocano le alleanze ecc. ecc. Sono anni che sembra il momento della riforma elettorale, ma niente è accaduto. Se poi, come qualcuno dei nostri massimi dirigenti paventa (sentito personalmente in televisione) che questo successo possa anticipare la fine della legislatura, perché la maggioranza teme ogni altro sistema elettorale, sarebbe poi un guaio cosi grosso?

Certo il compito di un partito non è solo quello di cavalcare le spinte che vengono dal popolo, ma di capirle e guidarle si, senza chiusure nei propri recinti. Senza la sostanziale sintonia con i cittadini, almeno con i propri potenziali elettori, un partito, che si propone di governare, non ha ragione di essere!

Mi auguro, e mi batterò per questo, che, se a primavera si terrà il referendum, il partito, tutto, si schieri apertamente ed efficacemente per il voto.

Carlo Bonetti  -  Segretario del Circolo Basso Lario

Tag(s) : #Il partito