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Atto 1 – il futuro

A ottobre andrò a votare per il referendum sulla riforma della costituzione e voterò si.

Forse non del tutto convinto delle modifiche alla costituzione, ma per lealtà di partito e per non mettere a rischio una stagione riformista complessa e discutibile ma esistente.

E poi perché sono abituato ad andare a votare e lo considero un dovere civico (non un obbligo legale).

 

Atto 2 – allora il 17 aprile andiamo a votare

Il mio partito mi invita a non andare a votare. Perché il referendum è “costoso e inutile” (Serracchiani, Guerini e altri).

Costoso non è più perché ormai andare a votare o no non si risparmia un euro. Forse era meglio non farlo ma ormai…Forse si poteva risparmiare qualcosa accorpando alle amministrative : dicono che non era tecnicamente possibile, boh non sono un esperto. L’argomento però suona male (già sentito da forza Italia, lega ecc.) perché tutte le consultazioni costano, ma è il costo della democrazia.

Inutile forse, ma se fosse proprio così perché accalorarsi tanto?. Un risultato varrebbe l’altro. Allora qualche conseguenza il referendum l’ha. Se l’esito non piace si può spiegare e invitare a votare no. Mi spiace ma trovo che in tempi di distacco dalla politica un partito di governo non debba in alcun modo promuovere l’astensionismo. ! P.S. Ho scoperto oggi che, oltre ai normali comitati per il si e per il no, esiste un comitato per l’astensione! Credo sia una prima assoluta, forse mondiale.

Per convinzione poi io vado a votare: non mi ha convinto a non farlo la Chiesa, non mi ha convinto Craxi, non mi convince il mio partito. Non mi convince l’ex Presidente della Repubblica!

Il nostro partito qualche problema con i referendum deve averlo: mi ricordo che per il referendum per l’acqua nel silenzio imbarazzato del partito, ho dovuto andare personalmente a Roma a prendere il materiale e fare banchetti autonomi dal partito.

 

Atto 3 – no o si

Come sempre ci sono validi argomenti a favore di entrambi gli schieramenti. Né mi sembra che gli effetti pratici del referendum, siano catastrofici o rivoluzionari.

Gli effetti reali, senza propaganda, saranno una diminuzione della molto limitata quota di produzione di petrolio e gas interessata e una corrispondente riduzione dei reali ma non molto numerosi posti di lavoro. Il tutto graduale e distribuito in un orizzonte di 10-15 anni. Effetti veri ma non catastrofici.

Dall’altra una maggiore pulizia delle fasce costiere e una riduzione dei rischi di incidenti. Qualcosa ma non molto.

Ma non dovrebbe sfuggire che il vero significato è una presa di posizione nei confronti del modello energetico o meglio della velocità nello sviluppo delle energie rinnovabili. Il progressivo allontanamento dalle fonti fossili è infatti ormai chiaramente acquisito, per evidente insostenibilità ambientale.

Come è accaduto dopo il referendum sul nucleare sono aumentati gli investimenti per le energie alternative, così è ragionevole che, rendendo meno convenienti gli investimenti su fonti fossili, si mobilitino investimenti sulle rinnovabili.

Questa perciò è soprattutto una occasione per i cittadini per far sentire la loro voce sulla strategia energetica del paese, vitale per il nostro futuro, che altrimenti sarebbe solo nelle mani di una ridotta pattuglia di tecnici e politici.

Per questo voterò si.